19-01-2015
Het Parool
La rivelazione di un virtuoso
IIl programma ieri sera in cartellone nell’ambito della rassegna Pianisti virtuosi era tale per cui lo si aspettava con ansia e nel contempo con apprensione. Sicuramente piacevole era la prospettiva della maestria intrigantemente rilassata del virtuoso pianista cubano Jorge Luis Prats. Meno accattivante era la certezza che l’intera serata sarebbe stata dedicata a Iberia, opus magnum di Isaac Albéniz. Albéniz era un pianista prodigio che secondo la tradizione era in grado di suonare anche con un sigaro fra le dita e amava farlo con un bicchiere di cognac a portata di mano; ma per quanto particolare sia Iberia, la colorita tavolozza di virtuosismi del flamenco spagnolo, che Albéniz tradusse con grande precisione in musica per pianoforte, ha fin troppi limiti per poter reggere un’intera serata. Se Jorge Luis Prats avrebbe smentito il pensiero di cui sopra, non è dato sapere. L’artista si è visto costretto ad annullare il concerto per motivi di salute e al suo posto ha debuttato Roberto Cominati, pianista italiano non così noto nel nostro paese, con un programma stupendamente composto in cui Albéniz è stato inserito nella prospettiva dell’ondata spagnola che per un breve periodo all’inizio del ventesimo secolo sommerse il repertorio pianistico. Albéniz e i suoi amici/seguaci De Falla e Granados vissero tutti più o meno a lungo a Parigi e sia Ravel che Debussy rimasero incantati dai colori spagnoli della loro musica. Nelle opere di Albéniz e Granados che Cominati ha eseguito, la musica del compositore franco-polacco Chopin è del resto la maggiore fonte di ispirazione. Roberto Cominati ha suonato tutto il repertorio in modo così meraviglioso, e con tale gusto, pura fantasia musicale e padronanza, da poter esser definito una rivelazione. La serenità e il virtuosismo assolutamente funzionale che animano tutte le interpretazioni di questo singolare pianista, e la sua meravigliosa tavolozza di colori pianistici, fanno di lui un interprete ideale della limpida e fantasiosa musica di Ravel e Debussy. Anche il colorito spagnolo di Albéniz e compagni gli si addice altrettanto bene e la trama ricercata delle sue interpretazioni eleva persino la datata musica da salotto dell’ormai dimenticato Moritz Moszkovski a un livello superiore - dopo e grazie a Liszt si impose un tale quantità di leoni del pianoforte grande quanto l’assurda masnada di insignificanti talenti canori che John de Mol ha sulla coscienza. Nella lucida esecuzione della Sonatina classicistica di Ravel la modesta poesia della toccata, di difficilissima esecuzione, ha trovato meravigliosa espressione. Una toccata in ogni altro compositore è una faccenda violenta – che vede il suo culmine nel celebre ultimo movimento della Sonata no. 6 di Prokofjev –; in Ravel invece è un prodigio di colore e gesto. Cominati ha affrontato il pezzo con finissimo tocco e ha modellato variopinte cascate di colore musicale e leggerezza nell’immagine di una barca sull’oceano che Ravel trascrisse un paio di anni più tardi. Il Chiaro di luna di Debussy – il primo bis per un pubblico entusiasta – raramente ha conosciuto maggior commovente serenità di ieri sera.
Roland Hazendonk