03-03-2014
Classic Voice
Verona Teatro Filarmonico
In una famosa intervista del 1931 parlando dei due concerti pianistici in cui lavorò nello stesso periodo tra il 1929 e il 1931 Ravel disse che nel caso del concerto per la mano sinistra (che gli era stato commissionato dall’austriaco Paul Wittenstein, fratello del filosofo) era essenzialmente dare l’impressione di una parte scritta per le due mani e quasi un anno dopo, venuta a mancare l’esclusiva del committente, Alfred Cortot chiese a Ravel di permettergli di suonarlo con le due mani, è una sfida assai ardua, una di quelle che riveste quanto appartenga alla fatica del compositore per esperienze paradisiache nei due concerti pianistici quello in sol dove il solista piega le due mani a un carattere più brillante e una scrittura più trasparente mentre, nel concerto per la mano sinistra la scrittura più densa e il linguaggio carico di tensione e anche di cupa drammaticità con a volte imprevista. La straordinaria sapiente efficacia della scrittura in questo capolavoro è esaltata a Verona nella stagione del teatro Filarmonico dal solista Roberto Cominati non mi era mai capitato di sentire dal vivo. Il programma non era riposante perché Ravel era preceduto dal concerto pianistico n°1 di Sergei Sostakovic. Prova solistica di Cominati in entrambi i pezzi conferiva un rilievo non comune al concerto diretto con dignità dal francese Nicolas Krauze (nato nel 1974). L’estro e la vitalità del giovane Sostakovic (e gli indugi meditativi nei tempi centrali) erano colti con incisiva evidenza, grazie anche alla felice collaborazione con la tromba solista Massimo Longhi. Ma non si toglie nulla alla interpretazione di Sostakovic se si sottolinea che al culmine del programma era l’arduo e raro concerto per la mano sinistra di Ravel. Non si trattava soltanto di una prova di impressionante sicurezza virtuosistica, tale da sembrare perfino senza sforzo: c’era una profonda adesione stilistica, cui sembravano connaturate misura, eleganza ed esattezza nella definizione delle mutevoli dimensioni espressive del rigore del conciso impianto formale del pezzo, dove le grandi sezioni del solista si alternano, più che sovrapporsi a quelle dell’orchestra, in una successione incalzante che porta a culmini di tensione all’irrompere di ritmi jazzistici dall’andamento crudo e spigoloso, all’apoteosi di una grandiosa cadenza di brusca ed inesorabile crisi. Con i suoi peculiari caratteri il concerto per la mano sinistra richiede controllo, misura ed eleganza non meno del diversissimo concerto in sol e in entrambi eleganza sembra, per Cominati, una conquista agevole come se fosse connaturata. Ravel, non solo Ravel gli è davvero molto congeniale. Paolo Petazzi
Paolo Petazzi