26-11-2012
Il Fatto Quotidiano
Da Beethoven all'Airbus - L' arpeggio mi fa piu' paura del decollo
“Fanno più paura quelle persone eleganti che trovarsi nel cielo”. Lui può dirlo, Roberto Cominati è riuscito in una sola volta – e ancora giovane, ha 43 anni – a realizzare due sogni comuni a milioni di uomini: diventare artista, uno dei più apprezzati pianisti classici italiani; ma anche pilota di aerei, mica giocattoli, parliamo di Airbus da duecento posti. Fino a pochi mesi fa poteva capitarvi questa avventura: il pilota che manovra la cloche con le stesse mani la sera suonava un concerto di Rachmaninov davanti a migliaia di persone. Un’esistenza affascinante, anzi due in una. Ma Roberto, appena comincia a parlare, frena. Per carattere, per educazione chissà…è nemico di ogni forma di retorica. Di mitizzazione. Non vi racconterà dei successi che lo hanno portato nei maggiori teatri del mondo, anzi, vi fornirà un ritratto molto più prezioso della grande musica dietro le quinte. Vi farà capire che quei signori in smoking sono soprattutto uomini. Certo, ci sono i cinquanta concerti all’anno. Ma anche centinaia di pomeriggi a casa: un’ora di esercizi alla tastiera, poi , come per tanti che fuggono dall’ufficio , la palestra ( basta non sforzare le preziose dita), le sere con gli amici. Meglio se non colleghi. Eppure dopo aver parlato con lui proverete ancora più ammirazione per chi affronta il confronto con il pubblico, che talvolta diventa amore, mentre altre rischia di essere una lotta. Quasi violenta, pur se affrontata con le armonie di Mozart. “Sugli aerei non ho mai affrontato emergenze. E nemmeno nella vita. Sono fortunato.”, sorride. Poi prende a raccontare il confronto senza rete del concerto. “ I momenti peggiori, il vero terrore, l’ho conosciuto sul palco. All’improvviso ti accorgi che stai per perdere il controllo, che non sai se riuscirai ad arrivare alla fine. E quando mancano venti minuti alla conclusione del brano ti prende il panico. E’ una fatica terribile” Allora il concerto ti pare un altro spettacolo: la sala silenziosa, ovattata, il pubblico elegante…un regno della formalità, del bon ton, e invece nascosto sotto le armonie c’è un confronto perfino brutale … dove un uomo può essere esaltato o crollare, come un trapezista. Ma senza rete. Come evitare il baratro? Il primo trucco è memorizzare, ma anche a noi concertisti succede di dimenticare, allora punto sulla memoria visiva. Uso sempre lo stesso spartito”. Piano b: c’è una memoria…muscolare. Se la testa va nel pallone per fortuna ci sono le mani, loro sanno dove andare. Mi è capitato, non sapevo dove fossi e le mie mani suonavano…almeno per qualche secondo, perché poi se non riprendi il filo vai fuori comunque. Ultima chance “mi tengo sempre un exit strategy, un punto in ogni pagina dove correre, al quale aggrapparmi…comunque può sembrare assurdo, di solito suoni meglio se stai male. Tipo se hai la febbre…senti di avere un’abilità e dimentichi te stesso. Allora vengono fuori le cose migliori” Cominati racconta i primi incontri con la musica. “avevo tre anni, la Moldava di Smetana. Però, come per tutti i ragazzi , decisero i miei genitori. E devo ringraziarli. All’inizio era un sacrificio, perché se fosse dipesa da me mica mi sarei messo a suonare un’ora al giorno.” Poi ecco la sorpresa, e forse le parole di Cominati andrebbero lette da qualche ministro dell’Istruzione che cancella la musica dai programmi : “D’un tratto mi sono accorto che la musica mi mettava in contatto con la parte più profonda di me. Una fortuna che facendo latri lavori non sempre si ha. Apre porte. Certo, entrare non è facile, oltre la soglia, negli strati più profondi di noi, c’è anche il dolore. Roberto ha deciso però di entrare. Di dedicare la vita a questo. Una vita particolare. Abbiamo tanto tempo a disposizione. E’ il privilegio della libertà, che vuol dire coltivare i nostri interessi, ma anche trovarsi di fronte vuoto e inquietudine.” Che fa soffrire, ma alimenta una ricerca di armonia. Non solo musicale. E spesso si passa per la noia. Compagna necessaria, preziosa. MA UN CONCERTISTA, suona anche per se stesso ? “Certo, ma allora non mi dedico alla musica da concerto. Preferisco le colonne sonore dei film, Morricone e John Williams che sono grandi musicisti.” Eccoci di fronte al solito discorso, musica colta o popolare. Cominati non ha molta simpatia per i brani astrusi. E lo dice. Non metto in discussioni le composizioni atonali, no, ma non so quali emozioni possano suscitare.” Che cosa farebbe ascoltare ai ragazzi per far loro scoprire la musica? Cominati si schernisce , non gli va il ruolo di precettore, “ Se prendiamo Mozart e di Scarlatti, troviamo che la semplicità e la genialità possono stare insieme. La musica pop…mi faccia sentire due battute e io le scrivo le prossime tre. Sono banali, non semplici. Eppure quella banalità non mi infastidisce, ne riconosco i limiti ma mi piace. E’ necessaria talvolta, evoca stati d’animo comuni a tutti. Piuttosto mi urta quella musica per piano solo tanto banale, scontata, suonata da musicisti che si atteggiano a divi.” Strane prospettive. Vedere il mondo sempre “da fuori”. Dal cielo. O da un palco. “In Germania. Il pubblico è attento, c’è gente di ogni tipo, perché i concerti sono anche popolari, ma il silenzio è assoluto e le persone sono preparate. In Italia il pubblico lo senti, eccome. In Cina ancor di più…in Colombia la divisione tra i poveri che incontravo per le strade e i ricchi in sala era nettissima. A Santo Domingo dentro erano in smoking, fuori morivano di fame.” E’ il momento del congedo, arrivederci….comandante o maestro? “Alcuni miei colleghi si fanno chiamare Maestro. Si fanno coccolare come star. Ti raccontano dei loro successi perché senza quei riconoscimenti gli sembra di non esistere. Così si creano distacco e freddezza verso la musica classica. Macchè Maestro” Niente maestro. Anzi, un colpo alla pedana: “Una spogliarellista disse a un mio collega: siamo come voi, ci spogliamo tutte le sere, ma non sempre abbiamo voglia di mostrarci. Anche noi in sala ci dobbiamo denudare, a volte è straordinario condividere con mille persone gli stati d’animo profondi che la musica tira fuori, a volte corremmo ricoprirci” Davvero ci eravamo cascati anche noi, quei formalismi, quel “Maestro” finisce per convincerti del valore dell’artista. E la naturalezza di Cominati quasi lo sminuiva, un tipo che suona e poi se ne va in palestra. Da Beethoven ai bilancieri. Invece è il contrario: un uomo che apre porte grandi e che , come noi, si smarrisce prima di entrare. Nonostante smoking e il cravattino. Una persona particolare PEGGIO DI UN VUOTO D’ARIA “ I momenti più duri, il vero terrore l’ho conosciuto sul palco. Ti accorgi che stai per perdere il controllo, che non sai se arriverai alla fine. E quando mancano venti minuti alla conclusione del brano ti prende il panico. E’ una fatica terribile” NON CHIAMATECI MAESTRI “Alcuni dei miei colleghi si fanno chiamare maestri, anche da questo nasce il distacco per la musica classica….Una spogliarellista ci disse: noi siamo come voi, ci spogliamo tutte le sere, ma non sempre abbiamo voglia di mostrarci” CHI E’: Pianista tra i più acclamati e pilota di linea ROBERTO COMINATI è nato nel 1969 a Napoli. Ha iniziato giovanissimo a studiare pianoforte, partecipando già dal 1976 a importanti concorsi pianistici italiani. La definitiva consacrazione arriva nel 1993 con il Premio Busoni. Ospite di teatri più prestigiosi in Italia e all’estero. Nel 2011 ha inciso l’integrale pianistica di Maurice Ravel
Ferruccio Sansa
Scarica articolo