05-05-2010
Il Foglio Quotidiano
ANNO XV NUMERO 105
Chi è Roberto Cominati, bambino prodigio diventato grande pianista e pilota d’aerei L’occasione per parlare con il pianista Roberto Cominati è il suo exploit presso l’Auditorium di Milano con l’Orchestra Sinfonica Verdi diretta in questo caso da Helmuth Rilling: tre concerti con lo stesso programma, secondo le consuetudini della Verdi, preceduti da un’anteprima al Teatro Manzoni di Monza. Si sono ascoltati la Sinfonia n.38 K.504, il Concerto n.23 per pianoforte e orchestra K.488 e la Sinfonia n.39 K.543 di Wolfgang Amadeus Mozart. Ho assistito a una prova e alla prima milanese, e posso dichiarare che l’unico tratto davvero splendido è stato il Concerto K.488 per merito precipuo di Cominati che ha profuso doti impeccabili di tecnica, tocco incantevole, fraseggio, uso sapiente del pedale e profondità interpretativa. Si è meritato applausi clamorosi e richieste di bis, accolte con il delicato Salut d’Amour di Edward Elgar nella trascrizione per pianoforte (l’originale è per violino e pianoforte). Ho il privilegio di seguire Cominati – sebbene sia un personaggio al quale non è facile tener dietro con assiduità – dal momento fondamentale in cui, nel 1993, vinse il Concorso pianistico Ferruccio Busoni di Bolzano, primo italiano dopo 17 anni. E’ noto come questo concorso sia avaro nell’assegnare le prime poltrone (c’è stato un anno in cui il premio più elevato fu addirittura il quarto, non essendo stato giudicato alcun concorrente degno del primo, del secondo e del terzo). Quindi la vittoria di Cominati ha avuto un significato eccezionale: non bastasse, a provarlo c’è un cd che documenta le sue esecuzioni dei 24 Preludi di Frédéric Chopin e dell’Isle Joyeuse di Claude Debussy presentati al concorso. Allora Cominati, nato a Napoli sotto il segno dello Scorpione, aveva 24 anni: oggi ne ha 41 (ne dimostra di meno e ha la fortuna di essere bello) ed è nella fase della piena maturità. Rievoco insieme con lui quei giorni: il maestro aveva già vinto dei premi e altri ne ha vinti dopo, ma è stato il Busoni a rivelarlo all’attenzione nazionale e internazionale. Non ripercorriamo il suo itinerario biografico, per questo ci sono il Web e materiale cartaceo in abbondanza. Ma preme di sottolineare un punto: Cominati è stato un fanciullo prodigio. Spiega: “I miei genitori sono da sempre appassionati di musica. Mi hanno regalato da bambino dei giocattoli musicali e poi una pianolina che ho imparato a orecchio ma è stata decisiva. A cinque anni ho preso le prime lezioni di pianoforte, due anni dopo ho suonato in pubblico, a otto anni ho ottenuto l’iscrizione ‘speciale’ al Conservatorio di San Pietro a Majella… e via così”. Si diceva del personaggio: il pianista è nello stesso tempo pilota di aerei e in città va in giro in bicicletta. Non si pensi ai gingilli da aeroclub: è copilota degli aerei civili di AirOne. Pianoforte e aerei non hanno nulla in comune. Lo ammette: “La musica richiede la follia che c’è in ognuno di noi. L’aereo – specie quelli grandi che io amo – impone una serie di regole e di procedure ineludibili. E per quanto mi riguarda, soddisfa la mia passione per i mezzi mobili”. Ma due cose tanto diverse possono coesistere? “Sì, basta curare gli spazi e i tempi”. Torniamo alla musica. Gli pongo la domanda sui compositori preferiti. “Non ne ho perché vado a periodi. Ho avuto fasi di particolare simpatia per Johann Sebastian Bach e altre per la musica francese. Adesso non saprei. Suono molto volentieri il Concerto K.488 perché era nella colonna sonora di un vecchio film di Luigi Comencini, “Incompreso”, ripetuto in televisione, che mi ha commosso assai. Al di là della musica classica apprezzo varie colonne sonore (penso alle musiche di Ennio Morricone per “C’era una volta in America” e “Nuovo cinema Paradiso”), ricordo le canzoni di quando ero ragazzo, non mi dispiace certo jazz e stimo Stefano Bollani, un grande pianista”. Parliamo dei suoi dischi. Sorride. Sa che sono pochi e non li ricorda nemmeno tutti. Per la Emi ha realizzato un cd ora introvabile dove interpreta il Carnaval op.9 di Robert Schumann e alcuni brani di Debussy; poi ce n’è un altro con musiche per pianoforte di Petr Ilic Cajkovskij e di Carl Maria von Weber; infine è ancora in corso d’opera un doppio cd per la rivista Amadeus con l’integrale delle opere pianistiche di Maurice Ravel. Forse i tempi lunghi degli studi di registrazione non si addicono a un illustre musicista che ama il volo.
Franco Fayenz