20-03-2006
Washington Post
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Il suo modo di suonare, più un ruscello che uno stagno dai riflessi incantati, era punteggiato da piccoli accenti graziosi e incisivi; di tanto in tanto la fine di un fraseggio trattato come in una corale. Nella Suite Bergamasque è riuscito a d evitare il pomposo romanticismo di molte esecuzioni del famoso Claire de Lune, rendendolo con freschezza. Nel Volume 2 di Images (Cloches à travers les feuilles, Et la lune descend sur le temple qui fût, Poissons d’or) le note erano come sospese, senza peso. Allo stesso tempo, le note suonate dalla mano destra e dalla sinistra contrastavano una con l’altra, piuttosto che avere tutte la stessa sfumatura. Ne L’Isle joyeuse avrebbe potuto usare un po’ meno il pedale, ma nell’insieme è stata un esecuzione straordinaria, sempre dinamica. Ma anche se i tempi erano veloci, non è questo il motivo per cui il recital dedicato per metà a Debussy mi è sembrato scorrere così in fretta. Il suo Schumann ha offerto un’altra dose delle stesse buone qualità. Con solido mordente, potenza, energia e ritmo serrato, Cominati ha usato lo Steinway del Terrace Theater come un organo, specialmente nel Préambule…per poi passare ad una cadenza più raffinata e tutto ciò era molto piacevole Il Prélude n. 15 di Chopin è stato un bis molto gradito. Le note basse venivano eseguite prima in modo discreto, poi minacciose e gradualmente sempre più tese, come in una morsa – per poi cominciare di nuovo… un gioco crudele di cui Cominati aveva il pieno controllo: è stato il miglior recital che io abbia mai sentito nell’ambito della Hayes Series. articolo tradotto
Daniel Ginsberg