14-01-2007
La Repubblica
COMINATI ACCENDE TUTTI I COLORI DELL'ULTIMO BARTOK
I due volti di Bartók. Quello "ungherese", sperimentatore e ardito nella definizione di un originale mondo sonoro e strumentale, messo a confronto con quello "americano", piegato dalla nostalgia, condizionato dalle ristrettezze economiche, fiaccato nel fisico dalla malattia. ...All'Auditorium di Milano, per la stagione dell'orchestra Verdi, ha infiammato la lettura di Roberto Cominati del Terzo Concerto (1945), congedo pianistico d'autore che l'avrebbe lasciato venialmente incompiuto alla morte. Pagina dai toni assorti, divenuta presto più popolare degli altri due omologhi lavori, il Concerto rinuncia ai toni taglienti del passato per assaporare un lirismo moraleggiante e pacato che tocca il culmine nell' "Adagio" religioso centrale, dove ricompaiono streganti soluzioni coloristiche. Il palcoscenico privilegiato per l'interprete è stato sfruttato con perizia e luminosità strumentale da Cominati, che si è ripreso con autorità strumentale e poetica il ruolo protagonistico voluto da Bartok, più sorvegliato, quasi mimetizzato, nel primo movimento. L'immaginazione pianistica dell'esecutore, liberata ancor più nell' "Allegro" conclusivo (e ribadita nello Scarlatti offerto come cammeo fuori programma), è stata diligentemente assecondata dall'orchestra Verdi guidata da Stéphane Denève con una certa cautela... Auditorium di Milano, largo Mahler.
Angelo Foletto